Mammiferi
Marini
Il Mediterraneo è un mare unico, unico
perché culla delle civiltà, unico perché
in questo “piccolo” mare si sono incontrate,
scontrate e fuse popolazioni diverse,
unico soprattutto per la ricchezza biologica,
la biodiversità appunto. Qui infatti vivono
10.000 specie (quelle tutt’ora conosciute)
diverse di animali e vegetali marini.
Si tratta del 9% del numero totale di
specie acquatiche del mondo.
I mammiferi marini, balene, delfini e
la foca monaca, l’unico pinnipede del
Mar Mediterraneo, sono sicuramente tra
quegli animali che meglio possono confermare
lo stato di salute di quello che un tempo
venia chiamato “Mare Nostrum”, permettendoci
di individuare i tantissimi problemi cui
far fronte allo scopo di proteggere salvaguardare
la biodiversità.
Balene, delfini e foche sono mammiferi
del tutto adattati a vivere nell’ ambiente
acquatico ma, proprio come gli esseri
umani, hanno la necessità di mantenere
il sangue caldo, respirano aria con i
polmoni ed allattano i piccoli. Le specie
segnalate in Mediterraneo sono 21, ma
soltanto 11 si trovano con una certa regolarità
nelle nostre acque: la balenottera comune
(Balaenoptera physalus), balenottera minore
(Balaenoptera acutorostrata), il capodoglio
(Physeter catodon), lo steno (Steno bredanensis),
lo zifio (Ziphius cavirostris), la pseudorca
(Pseudorca crassidens), il globicefalo
(Globicephala melas), il grampo (Grampus
griseus), il tursiope (Tursiops truncatus),
la stenella striata (Stenella coeruleoalba)
e il delfino comune (Delphinus delphis).
Oltre alle specie osservate con regolarità,
vi sono stati avvistamenti occasionali
di: orca (Horcinus orca), megattera (Megaptera
novaeangliae) e cogia (Kogia simus). Oltre
ai cetacei, vi è la presenza sporadica
della foca monaca, l’unico pinnipede del
Mediterraneo, che ormai quasi del tutto
scomparso sopravvive in piccolissime colonie
nelle acque tra la Grecia e la Turchia,
anche se di tanto in tanto si hanno notizie
di osservazioni in alcune località di
Sicilia e Sardegna. I Cetacei si dividono
in due gruppi, quelli muniti di denti
(Odontoceti) e quelli muniti di fanoni
(Misticeti). I primi possiedono, sono
attivi predatori e le loro dimensioni
sono molto variabili: vanno dal grande
capodoglio lungo oltre 18 metri, fino
a circa un metro e mezzo dei delfini più
piccoli.
I Misticeti possiedono invece, al posto
dei denti hanno piastre cornee che utilizzano
come fossero grandi setacci per filtrare
plancton, piccoli pesci e crostacei di
cui si cibano.
Gli esseri umani così come i cetacei utilizzano
il mare per cercare il cibo, proprio per
questo motivo spesso entrano in competizione
con effetti negativi che si ripercuotono
sia sull’economia ittica che sugli animali.
Si registrano principalmente due tipi
d’interazione:
• l’interazione biologica che si traduce
in un impoverimento delle risorse a causa
della concorrenza tra uomini e animali
• l’interazione operazionale che avviene
quando i cetacei interferiscono attivamente
con le attività di pesca, causando danni
al pescato e alle attrezzature ed allo
stesso tempo correndo il rischio di rimanere
impigliati.
Nel Mediterraneo la maggior parte delle
interazioni coinvolgono il tursiope.
I delfini interagiscono soprattutto con
particolari attrezzature da pesca, causando
danni economici ai pescatori: sia sottraendo
il pesce dalle reti, sia causando buchi
e strappi. A volte la loro semplice presenza
può spaventare il pesce rendendone impossibile
la cattura. Per evitare le interazioni
sono in corso sperimentazione con dissuasori
acustici, chiamati pingers, che emettendo
“suoni” fastidiosi dovrebbero tenere lontani
i cetacei dagli attrezzi da pesca.
Le possibili cause i morte dei mammiferi
marini sono:
• le catture accidentali,rappresentano
una tra le cause di mortalità dei cetacei.
• l’inquinamento da liquami e sostanze
chimiche, legato alla crescita della popolazione
costiera e al conseguente sviluppo industriale.
• l’aumento del traffico marittimo e delle
imbarcazioni da diporto, causa di inquinamento
acustico e di collisioni accidentali
• la costruzione di porti e porticcioli
turistici, senza le opportune valutazioni
di caratere ambientale, che alterano l’ambiente
marino costiero e la vitalità della catena
alimentare Tutti i mammiferi marini sono
animali protetti a partire dal 1989, grazie
a un Decreto Legge della Marina Mercantile,
che ne vieta la cattura e la commercializzazione.
Ma in che modo i mammiferi marini possono
contribuire allo sviluppo socio-economico
di un’area ed allo stesso tempo “risarcire”
gli operatori del settore ittico dei danni
subiti per via dell’interazione con la
loro attività? In alcune zone del Mediterraneo,
come nel Santuario dei Cetacei situato
in alto Tirreno ed in altre aree del bacino,
è possibile partecipare a delle vere e
proprie escursioni per l’avvistamento
di balene e delfini. Ad esempio, il dolphin-watching
ed il whale-watching sono attività che
se condotte in modo corretto possono garantire
guadagni per gli operatori (pescatori
organizzati o piccole cooperative), una
raccolta dati mirata ad una maggiore conoscenza
dei cetacei nel loro ambiente e per gli
escursionisti un’esperienza bella ed entusiasmante.
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